Clima

Più famoso è il "lake effect snow", ovvero una condizione piuttosto tipica dei grandi laghi nella parte nord-orientale degli Stati Uniti che si verifica quando masse d'aria gelida provenienti dalle alte latitudini transitano sui laghi ancora caldi in tardo autunno o all'inizio della stagione invernale. L'evaporazione intensa crea nubi e forti precipitazioni nevose sulle zone sottovento al lago. Ebbene il nostrano Lago di Garda oggi fa esattamente l'opposto. Siamo in primavera e le sue acque hanno una temperatura ancora bassa, di conseguenza la formazione di nubi cumuliformi viene inibita.

Un tempo i proverbi dettati dall'esperienza empirica mostravano chiaramente quanto fosse volubile la primavera. Da "marzo pazzerello", ad "aprile ogni giorno un barile" (di pioggia), fino a "maggio non ti scoprire".... "giugno poi fai quel che vuoi".

Al giorno d'oggi, nell'epoca dell'informazione di massa, il concetto della primavera volubile e capricciosa è scomparso. Tutti invariabilmente a credere che la primavera sia una sorta di "periodo dell'Eden" dove il cielo è azzurro e ci sono sempre 25°C, con bianche nuvolette tenui che ogni tanto solcano il cielo. Qualsiasi altra cosa non è ritenuta primavera.

 

Quando si parla di riscaldamento globale si dimentica spesso di menzionare che non è soltanto il riscaldamento l'unico componente dell'evoluzione del clima, ma bisogna sottolineare (e aggiungere sempre) che oltre al riscaldamento si ha un vero e proprio cambiamento climatico.

Il riscaldamento avviene in modo diverso sulle varie aree del pianeta e il peso e la modalità che ciascuna area ha nel dare vita alle masse d'aria cambia. Le aree coperte dei ghiacci diminuiscono, le correnti marine cambiano e di conseguenza cambiano anche i centri d'azione. L'anticiclone delle Azzorre mediamente è centrato più a ovest rispetto a quanto avveniva in passato, ma diversa è anche l'ubicazione media dalla depressione semi-permanente di Islanda.

Tutto questo influisce sul numero e sulla tipologia delle situazioni meteorologiche che interessano una determinata zona.
Un altro fattore molto importante è lo spostamento verso nord, ovvero la tendenza al riscaldamento porta a condizioni via via mediamente un po' miti su tutte le zone. Il geopotenziale è un indice molto importante perché lo possiamo assimilare alla temperatura media dell'aria (ci venga concessa questa estrema semplificazione).

Analizzando nel corso dei decenni il geopotenziale medio presente su una determinata zona, si può ricostruire anche lo spostamento verso nord. L'immagine allegata ci mostra chiaramente due linee rosse e due linee gialle che indicano rispettivamente il valore di 5725 m e 5650 m per l'isoipsa di 500 hPa.

Per entrambi i valori la linea più a sud di ciascun colore si riferisce al posizionamento di quel valore negli anni 80, posizionamento che già era salito, seppur di poco, rispetto ai decenni precedenti. La linea più a nord, sempre per ciascun colore, indica invece il posizionamento di quel valore nel periodo che va dal 2010 al 2014. Si tratta di medie pluriennali, quindi molto significative e che comprendono tutta la gamma di situazioni meteorologiche che si susseguono in ogni stagione. Si può osservare in modo molto evidente uno slittamento verso nord compreso tra i 250 e i 350 km, ma in qualche caso anche di più.

Le condizioni medie che si hanno ora sulla Germania meridionale sono quelle che negli anni 80 albergavano sulle pianure dell'Italia settentrionale, così come le condizioni che un tempo si spingevano fino alle coste dell'Africa settentrionale ora lambiscono le nostre due isole maggiori. Questo slittamento così uniforme va poi inserito nel contesto di ciascun luogo, continentale o marittimo, di montagna o di pianura. Insomma, analizzare il cambiamento climatico è affare molto complesso, mentre valutare di quanto siano traslate verso nord le condizioni di base è molto semplice ed è qui ben rappresentato. Ogni commento ulteriore a questo punto crediamo sia superfluo.